{"id":1583,"date":"2018-05-25T14:29:08","date_gmt":"2018-05-25T12:29:08","guid":{"rendered":"http:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/ascnetwork\/vicenza\/?p=1583"},"modified":"2018-08-02T11:16:35","modified_gmt":"2018-08-02T09:16:35","slug":"dalla-repubblica-di-weimar-al-flagello-della-svastica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/2018\/05\/25\/dalla-repubblica-di-weimar-al-flagello-della-svastica\/","title":{"rendered":"Dalla repubblica di Weimar al flagello della svastica"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Le violenze perpetrate dalle SS, le esecuzioni sommarie, i 186 gradini di Mauthausen. Il nazionalsocialismo \u00e8 diventato, nell\u2019immaginario collettivo, l\u2019emblema del male assoluto, una realt\u00e0 a s\u00e9 stante di cui nessuno si \u00e8 mai capacitato fino in fondo. Ma come sono state concepite tali barbarie? Cosa c\u2019\u00e8 dietro la follia di un uomo che in cinque anni ha sottomesso l\u2019Europa continentale, che ha costruito una macchina perfetta, che ancora oggi, settant\u2019anni dopo, fa parlare di s\u00e9 la cinematografia e la politica? La mostra di <strong>Eugenio Magri, in collaborazione con l&#8217;Anpi e con noi volontari del progetto &#8220;La memoria come strumento di educazione alla pace&#8221; dell&#8217;ARCI servizio civile<\/strong>, si \u00e8 curata di dare delle risposte a queste domande. Si \u00e8 preoccupata di non lasciare l\u2019Olocausto sospeso nel limbo del sensazionalismo, senza perdere di vista la drammaticit\u00e0 degli eventi. Foto, statistiche e documenti hanno raccontato la repubblica di Weimar e l\u2019avvento del nazionalsocialismo in modo molto approfondito, creando un background storico da cui partire per il prosieguo della mostra, che dal 28 aprile al 10 maggio ci ha accompagnati lungo l\u2019intero corso della seconda guerra mondiale sui campi di battaglia e nei lager nazisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Non c\u2019\u00e8 terreno politico-sociale pi\u00f9 adatto a quello contemporaneo per assimilare le riflessioni che il curatore vicentino ha voluto far emergere dai propri quadri. Patti e coalizioni improbabili, sessanta giorni senza un governo e la pancia del popolo italiano da nutrire di ideologie, populismi e soluzioni facili, questa \u00e8 la realt\u00e0 sociale che si sta ripetendo come tappa di un ciclo storico che pare infinito. E rievocare i drammi di un orribile passato in una mostra accurata e resa ancora pi\u00f9 affascinante dalla suggestiva cornice della Loggia del Capitaniato di Vicenza, patrimonio UNESCO dal 1994, \u00e8 stato un modo per fare cultura e sensibilizzazione, riscuotendo un ottimo successo in termini di pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Eugenio Magri ha aperto la sua esposizione con un interessante excursus sulla repubblica di Weimar. Una Germania straziata moralmente ed economicamente dalla sconfitta subita nella Grande Guerra \u00e8 il contesto che un uomo forte e carismatico, assetato di potere, preferisce. Soprattutto se dalla sua trova il governo tedesco, preoccupato dalla forza della sinistra, che nei primi anni Venti era stata in grado di accaparrarsi buona parte delle masse convinte di trovare in essa la fine del precario establishment instauratosi dalla fine del primo conflitto mondiale. Come qualche anno prima nell\u2019Italia giolittiana, i vertici della Repubblica tedesca avevano visto nel partito nazionalsocialista una forza utile ad arginare le tendenze comuniste: le ribellioni della Ruhr (1920), in Sassonia e ad Amburgo (1921) avevano preoccupato non poco la socialdemocrazia di Weimar, che accoglieva con favore la crescita dei seggi nazisti. La crisi del 1929, infine, \u00e8 ci\u00f2 che consacra Adolf Hitler. Le sanzioni belliche e l\u2019inflazione galoppante del marco fanno s\u00ec che i comizi e le sempre pi\u00f9 imperiali scenografie del futuro F\u00fchrer entrino come una lama nel cuore dei cittadini tedeschi, a cui viene promessa, evidentemente con un\u2019enfasi che da quelle parti non si vedeva da tempo, una \u201cgrande Germania\u201d. Ma non \u00e8 contenta solo la fascia medio-bassa della nazione. Gli industriali, che vedono finalmente la speranza di esaurire gli scioperi operai, la possibilit\u00e0 di curare i propri interessi su un terreno politicamente pi\u00f9 tranquillo, finanziano il partito (e poi regime) nazionalsocialista. Il magnate dei pianoforti Bechstein, l\u2019imprenditore siderurgico Thyssen sono solo i nomi pi\u00f9 grossi che Magri ha citato all\u2019inizio della sua mostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La strada per la quale ci ha indirizzati progressivamente Magri ci ha presentato tappa per tappa tutta l\u2019epopea nazionalsocialista. Un quadro che, cos\u00ec presentato, \u00e8 apparso tristemente e spaventosamente umano. Dai primi comizi di Hitler, in assemblee semivuote, e le prime dimostrazioni di SA e SS, pi\u00f9 consone a qualche sfilata carnevalesca che a rappresentare una delle pi\u00f9 efferate organizzazioni criminali della storia, si arriva, quasi senza rendersene conto, alle stragi durante la seconda guerra mondiale. Quello che sta in mezzo \u00e8 un escalation di violenza, sempre pi\u00f9 grossolana: dalle caricature antisemite, ai primi boicottaggi nei confronti degli ebrei, fino all\u2019istituzionalizzazione dell\u2019odio: le leggi razziali di Norimberga e i primi pogrom, come la \u2018Notte dei Cristalli\u2019 il 9 novembre 1938. Cos\u00ec, in pochi anni, la democrazia morente viene del tutto sepolta, lasciando il posto all\u2019impero tedesco, del quale Hitler era l\u2019unico leader indiscusso, venerato come un messia destinato a riscattare l\u2019onore della Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Sono state collocate al termine della mostra le forti immagini delle violenze dei nazisti nei territori occupati, nei confronti di civili ma soprattutto di ebrei, come l\u2019agghiacciante spettacolo della repressione della rivolta del ghetto di Varsavia, durante le quali non furono risparmiati neppure le donne e i bambini. Le foto dei lager, delle torture e delle barbarie alle quali erano sottoposti i prigionieri, ridotti a manici di scopa, non possono che apparire come l\u2019incoronazione di questa marcia di sangue.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> Se comprendere il nazismo ci risulta tuttora impossibile, poterlo osservare nel suo intero ciclo vitale, ci offre uno spunto interessante. Esso infatti non \u00e8 stato creato da qualche entit\u00e0 maligna in un angolo disperso dell\u2019universo. Il nazionalsocialismo \u00e8 nato per volont\u00e0 degli uomini, e la sua culla \u00e8 stata la democrazia, presto divorata dalla sua stessa creatura. Eugenio Magri, con questa mostra, ci ha lanciato un monito: non considerare il nazismo come qualcosa di segregato in un passato, dal quale non torner\u00e0 pi\u00f9. E\u2019 bene guardarsi indietro, riflettere, e valutare ogni situazione. Essersi fermati a leggere i nomi dei deportati vicentini verso i vari campi di concentramento ci ha fatto realizzare che tutto questo non \u00e8 stato alla fine troppo lontano da noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Francesco Brun e Pietro Golin<\/strong><\/p>\n<p><strong>Progetto: &#8220;La memoria come strumento di educazione alla pace&#8221;<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Le violenze perpetrate dalle SS, le esecuzioni sommarie, i 186 gradini di Mauthausen. Il nazionalsocialismo \u00e8 diventato, nell\u2019immaginario collettivo, l\u2019emblema del male assoluto, una realt\u00e0 a s\u00e9 stante di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1584,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[60,21,36,61,62,59],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1583"}],"collection":[{"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1583"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1583\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1588,"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1583\/revisions\/1588"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1584"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1583"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1583"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/vicenza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1583"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}