{"id":4105,"date":"2024-11-11T15:59:08","date_gmt":"2024-11-11T14:59:08","guid":{"rendered":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/roma\/?p=4105"},"modified":"2024-11-15T15:39:08","modified_gmt":"2024-11-15T14:39:08","slug":"incontri-di-pace-obiettori-di-coscienza-israeliani-e-palestinesi-per-la-nonviolenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/temporaneo.arciserviziocivile.it\/roma\/2024\/11\/11\/incontri-di-pace-obiettori-di-coscienza-israeliani-e-palestinesi-per-la-nonviolenza\/","title":{"rendered":"Incontri di Pace: Obiettori di Coscienza Israeliani e Palestinesi per la Nonviolenza"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Attivisti Israeliani e Palestinesi testimoniano il loro impegno contro la guerra e l\u2019occupazione, tra discriminazioni, detenzione e lotta per una cittadinanza aperta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>Nella sala conferenze del CSV Lazio a Roma, il 25 ottobre scorso, si \u00e8 tenuto un incontro pregno di significato. Si \u00e8 data voce a quattro giovani attivisti provenienti da Israele e Palestina. Due israeliani, Daniel Mizrahi e Sofia Orr, e due palestinesi, Aisha Amer e Tarteel Yasser Al Junaidi, che hanno portato la propria testimonianza, le proprie <strong>storie di resistenza nonviolenta e di obiezione di coscienza contro la logica <\/strong>della guerra e dell\u2019occupazione. L\u2019evento \u00e8 stato organizzato dal Movimento NonViolento in collaborazione con il Centro Servizi per il Volontariato del Lazio.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Mao Valpiana, presidente nazionale del Movimento NonViolento, ha subito spiegato come l\u2019incontro sia parte di un tour internazionale per <strong>raccogliere fondi destinati alla difesa legale di tutti gli obiettori,<\/strong> nonch\u00e9 volto a sensibilizzare l\u2019opinione pubblica italiana ed europea sul tema. Quest\u2019iniziativa mira <strong>a sostenere chi, in Israele e in Palestina, rifiuta di prendere parte al conflitto, <\/strong>opponendosi apertamente alle logiche di militarizzazione e apartheid che caratterizzano la regione. Valpiana ha spiegato che, quella mattina stessa, il gruppo era stato accolto alla Camera dei deputati per un\u2019audizione in cui si avanzava l\u2019istanza a concedere <strong>lo status di rifugiato politico a chi rifiuta il servizio militare per motivi di coscienza<\/strong>, sottolineando come fra i tanti obiettivi, certamente in cima alla lista ci sia quello di ottenere une vero e proprio riconoscimento politico.<\/p>\n\n\n\n<p><br>I quattro giovani hanno descritto la propria esperienza, a partire da <strong>Daniel<\/strong>, giovane obiettore israeliano, che si \u00e8 fatto testimone del proprio radicale cambiamento. Ci ha raccontato, infatti, di essere cresciuto in una comunit\u00e0 di israeliani, e di quanto fosse profonda la propria convinzione di servire l\u2019esercito, per\u00f2 con il tempo e la contaminazione sociale il suo punto di vista \u00e8 cambiato. Quando ha iniziato a studiare a Gerusalemme, Daniel ha radicalmente mutato il proprio pensiero; infatti, osservando i quartieri palestinesi confinati tra mura, e stringendo legami con giovani studenti palestinesi ha iniziato a mettere in discussione le proprie convinzioni. \u201cNon volevo avere sangue sulle mie mani\u201d, ha dichiarato, spiegando come l<strong>a scelta di obiettare al servizio militare <\/strong>abbia avuto ripercussioni pesanti, a partire dai cinquanta giorni passati in carcere e in secondo luogo, al concretizzarsi di un vero e proprio allontanamento sociale.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Aisha<\/strong>, cittadina palestinese con documenti israeliani, ha, invece, condiviso la propria esperienza di \u201ccittadina di seconda classe\u201d in territorio Israeliano. La sua testimonianza ha descritto una quotidianit\u00e0 fatta di discriminazioni: dal sovraffollamento delle aree palestinesi, che occupano solo il 2% del territorio, ai graffiti di odio, fino alla demolizione di case palestinesi in base a leggi che, dice, avvantaggiano solo la popolazione ebraica. Aisha, oggi, si impegna a <strong>tradurre le storie degli obiettori israeliani in arabo e le testimonianze palestinesi in ebraico<\/strong>, nella speranza che il racconto di entrambe le realt\u00e0 possa aprire la strada a una societ\u00e0 che possa esistere priva di confini e discriminazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tarteel<\/strong>, palestinese della Cisgiordania, racconta la dura realt\u00e0 di Hebron, dove le incursioni militari e le violenze dei coloni estremisti sono all\u2019ordine del giorno. La sua esperienza l\u2019ha spinta a unirsi alla \u201c<strong>Community Peacemaker Teams\u201d<\/strong>, un\u2019organizzazione nonviolenta per i diritti umani. Ha raccontato di come in Cisgiordania si entri in contatto esclusivamente con soldati o coloni, e di come non esista un\u2019immagine dell\u2019israeliano inteso come \u201cvicino di casa\u201d pacifico; perci\u00f2, ha invitato a trovare un supporto internazionale cos\u00ec da amplificare le voci dei palestinesi e dei pacifisti israeliani.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Infine, <strong>Sofia<\/strong>, anche lei obiettrice israeliana, ci ha raccontato dei suoi<strong> ottacinque giorni trascorsi in prigione per aver rifiutato di partecipare alle operazioni militari<\/strong> contro i palestinesi. Fa parte dell\u2019organizzazione \u201c<strong>Mesarvot<\/strong>\u201d, che sostiene gli obiettori di coscienza e si batte per sensibilizzare la societ\u00e0 israeliana. Sofia ha scelto di rendere pubblica la propria opposizione, nella speranza che anche altri giovani israeliani possano riflettere su cosa significhi partecipare all\u2019occupazione.<\/p>\n\n\n\n<p><br>All\u2019incontro erano presenti anche <strong>Donatella Di Cesar<\/strong>e e <strong>Luigi Manconi,<\/strong> i quali dopo aver espresso tutta la loro ammirazione nei confronti del coraggio di questi giovani, hanno condiviso le loro personali riflessioni, soffermandosi a mettere in luce come <strong>decostruire la logica del conflitto.<\/strong><br>La filosofa Donatella Di Cesare ha sottolineato la necessit\u00e0 di <strong>superare il nazionalismo, proponendo una cittadinanza aperta che vada oltre la divisione etnica e territoriale. <\/strong>La Di Cesare, che ha potuto conoscere da vicino la realt\u00e0 israeliana, ha criticato la soluzione dei due Stati, considerandola oramai superata, proponendo al suo posto una societ\u00e0 unita e democratica. Si \u00e8 detta negazionista dell\u2019attuale tendenza alla \u201cnecropolitica,\u201d intesa come una politica che vede nella distruzione dell\u2019altro la soluzione alle cause del conflitto.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Il sociologo Luigi Manconi, che da anni promuove i diritti umani, ha osservato che le <strong>testimonianze di questi ragazzi smentiscono la retorica del \u201cpacifismo delle anime belle\u201d,<\/strong> mostrando invece un pacifismo attivo e concreto, che possa <strong>rompere il paradigma del nemico e creare uno spazio di dialogo costruttivo<\/strong>. Ha anche ricordato l\u2019importanza di non ignorare le dinamiche interne alle comunit\u00e0 palestinesi, dove gruppi come Hamas e Hezbollah rappresentano, a suo avviso, un ulteriore ostacolo alla pace. Solo un approccio critico e bilanciato, ha concluso, potr\u00e0 aprire la strada a una reale riconciliazione.<\/p>\n\n\n\n<p><br>L\u2019incontro si \u00e8 concluso con <strong>un appello a sostenere finanziariamente la campagna di obiezione alla guerra, <\/strong>affinch\u00e9 il tour possa proseguire e sia possibile offrire assistenza legale agli obiettori di coscienza. Infine, Mao Valpiana ha voluto sottolineare come il concetto e l\u2019azione della nonviolenza debba essere al centro di ogni dialogo e azione per un futuro senza muri n\u00e9 occupazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><br><em>Claudia Ercole &#8211;<\/em> op.volontaria ASC aps -progetto Diritti al Plurale -Arci Solidariet\u00e0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attivisti Israeliani e Palestinesi testimoniano il loro impegno contro la guerra e l\u2019occupazione, tra discriminazioni, detenzione e lotta per una cittadinanza aperta. 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